Sistemi produttivi intelligenti

Intervista ad Alberto Chin

Manuela Gatti intervista Alberto Chin, Business Unit Manager della sede di Milano sullo speciale di Febbario 2020 di Sistemi&Impresa a proposito di Sistemi produttivi intelligenti. Un nuovo mindset nell’era del dato: l’adozione di tecnologie abilitanti all’interno delle aziende manifatturiere permette di essere più competitivi sul mercato attuale. Ma spesso esistono difficoltà legate alla formazione e anche di tipo culturale che vanno superate.

Change management per accogliere l’innovazione

“L’innovazione non può prescindere dalle persone. Quando si avvia un processo di evoluzione si pone un tema di Change management, e spesso le difficoltà maggiori sono in questo ambito più che in quello tecnologico”, ragiona Chin. La questione, però, potrebbe anche avere un risvolto positivo. “Talvolta l’implementazione di queste tecnologie diventa per le aziende un’occasione per avviare un momento di riflessione importante a tutto tondo, rivedendo per esempio ruoli e responsabilità, ma anche modelli e flussi produttivi”, spiega il Business Unit Manager di Milano di Atomos Hyla. Dal punto di vista delle persone la soluzione sta nell’attuazione di piani di formazione o di riconversione professionale. Dal punto di vista tecnologico, invece, secondo Chin gli strumenti per rendere una fabbrica ‘intelligente’ ci sono, il punto è integrarli in modo corretto. “Nella Smart factory bisogna connettere tra loro tutti i componenti coinvolti nei processi produttivi, in modo che dialoghino e forniscano informazioni. Non bisogna pensare solo alla digitalizzazione dei dati di fabbrica: le stesse preziose informazioni vengono richieste anche sulla parte IT”. Il tutto, secondo Chin, dovrebbe avvenire con “un approccio dal basso, in cui l’interfaccia con le macchine diventa un elemento fondamentale”.